Come giocare a Shatranj

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Shatranj è uno dei più antichi "giochi da tavolo" del mondo; questo è il termine con cui i Persiani chiamarono gli scacchi indiani, probabilmente i primi ad essere creati. La parola, derivata dal sanscrito, significa "dai quattro ranghi". Shatranj raggiunse la Persia ancora prima dell'Islam, per poi passare da quest'ultima influenza in Occidente, soprattutto in Spagna. Combattuti o favoriti, gli scacchi indiani trovarono il favore dei nobili, sebbene in alcuni ambienti religiosi (si pensi per esempio all'Ordine templare) furono proibiti, quale simbolo di mondanità e vanità. Vediamo quindi come giocare a Shatranj in pochi e semplici punti.

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La struttura del gioco

Il gioco, che ha un antecedente in un altro prodotto simile, noto come chaturanga, si è molto evoluto nel corso dei millenni. Esso si basa su quattro "categorie" (angas) dell'esercito, ovvero il cavallo, l'elefante, il carro e il fante, che si muovono su un tavolo quadrato (generalmente 8x8). I pezzi sono in tutto sedici. Una variante del XIV secolo, tuttavia, prevede una scacchiera da 10x11, detta del "Tamerlano" e considerata la scacchiera perfetta (shatranj kamil), in un tempo in cui i numeri e la struttura geometrica avevano un valore che andava ben oltre il mero dato pratico. Ad ogni modo, la scacchiera bicolore è successiva di qualche secolo e comunque non propria delle prime versioni.

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Le componenti e la loro disposizione

La disposizione iniziale dei vari pezzi è praticamente la stessa dei moderni scacchi, con piccole differenze. Per esempio, il re può stare al suo posto consueto oppure in quello che oggi è occupato dalla regina. I pezzi sono i seguenti: il re (shah); il consigliere (fers); i carri, o torri (rukh); gli elefanti (pil); i cavalli, o cavalieri (asb); i fanti (sarbaz).

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I movimenti possibili

Il re si muove come quello degli scacchi odierni. Il consigliere si sposta in diagonale, in modo simile all'alfiere, ma sarebbe meglio assimilarlo alla regina. Il carro si muove come le torri odierne. Qualche differenza si riscontra negli elefanti: essi si muovono diagonalmente di due quadrati e per la struttura della scacchiera non possono mai mangiarsi l'un l'altro. Gli elefanti furono sostituiti dagli alfieri negli scacchi occidentali. I cavalli si muovono invece come quelli occidentali, così come i fanti, pur con due differenze. Innanzitutto, i fanti dello Shatranj non possono muoversi di due quadrati al primo movimento; inoltre, se arrivano all'estremità opposta della scacchiera possono divenire soltanto consiglieri.

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Gli altri particolari

Vi sono anche altre differenze rispetto agli scacchi moderni: l'arrocco non era permesso, poiché fu inventato molto tempo dopo. Lo stallo del re porta alla vittoria per il giocatore che riesce a provocarlo. Anche ottenere tutti i pezzi avversari a parte il re ("re nudo") era considerata una vittoria, a meno che l'avversario non fosse riuscito a catturare l'ultimo pezzo alla sua prossima mossa: in quel caso si parlava di pareggio. Un'eccezione a quest'ultima regola, però, si trovava a Medina, dove l'avversario che in risposta riusciva a catturare l'ultimo pezzo avversario era considerato il vincitore.

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